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Ogni impulso che cerchiamo di soffocare si annida nella nostra mente e ci avvelena. Oscar Wilde
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La fimosi mascherata

category Atri argomenti Sergio Puggelli 20 Aprile 2008 | 5,721 letture | Stampa articolo |
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Con quest’articolo, spero di non sollevare dure critiche, poiché si fa un richiamo attento a tutti quelli che operano nel settore sanitario con facile disinvoltura e mancanza di seria professionalità.

Il caso che descrivo è frutto di questa “operosità”.

Spesse volte i pazienti, sono vittime di certi medici che per superficialità, o mancanza di tempo, quindi di ascolto, non considerano l’essere umano come persona, ma un numero che si presenta all’ambulatorio e gli si prescrive la classica pillola o sciroppo senza soffermarsi per un attimo su ciò che egli prova o può pensare in quell’attimo; forse il paziente, timido e riguardoso spera che il medico gli rivolga qualche domanda sul vissuto, sul comportamento specialmente se si tratta di un soggetto giovane, ma l’attesa rimane vana.

Questo è dovuto spesse volte al super affollamento delle sale di attesa, le quali creano una sorte di ansia contro il tempo.

Perché affermo ciò?

Nel descrivere il caso lascio a voi trarne le conclusioni.

Nella mia esperienza di psicoterapeuta sessuologo, in questi ultimi tempi, mi si è presentato un giovane di ventinove anni il quale mi consultava, di nascosto senza informare la propria famiglia, per un’eiaculazione notturna frequente che lo rendeva alquanto nervoso e sofferente, durante le erezioni percepiva dolore.

Nel trascrivere l’anamnesi, mi rendevo conto che qualcosa non era chiaro; era un bel ragazzo, vestiva secondo la moda, si guardava continuamente allo specchio per osservare la propria immagine riflessa, aveva tutte le caratteristiche del narcisista.

Mentre lui parlava, a ruota libera, percepivo che stava nascondendo la vera identità.

Raccontava cose che desiderava, ma che non faceva e quindi viveva nell’eterna illusione della sua prosperosa virilità, soffriva di sindrome del Don Giovanni.

Lavorando in un’equipe di sterilità, richiesi che si sottoponesse a una visita andrologica per avere un quadro clinico più preciso per impostare una terapia attinente al caso stesso.

Il consulto andrologico ci riservò una sorpresa: il ragazzo aveva una fimosi che doveva essere operata quanto prima, ciò gli impediva, per il dolore in erezione, non solo di avere rapporti con l’altro sesso, ma anche di praticare la masturbazione, cosa che in un secondo tempo dichiarò di non praticare per i forti dolori.

Questo fa riflettere su ciò che ho affermato all’inizio del discorso, e mi pongo una domanda: “Dove era il medico di famiglia o il pediatra quando lo visitava?”

Se lo visitava, come mai non era stato mai consigliato di rivolgersi allo specialista, una fimosi si riconosce anche a occhio nudo, e non è difficile diagnosticarla.

Ognuno può trarne le conclusioni che preferisce, ma nello stesso tempo deve pur riflettere e attenersi più allo spirituale che sul materiale.

Il paziente è stato operato e liberato di quel fastidio che gli procurava non solo dolore, ma gli impediva anche di avanzare proposte alle sue coetanee, perché era prigioniero del suo pene.

Nel sottoporlo ad alcune sedute psicoterapiche sono emersi altri dati interessanti del proprio vissuto.

Furono risolti vari problemi esistenziali e psichici fino al punto di prescrivergli esercizi di sensibilizzazione corporea, attività che rifiutava, e indurlo a prendere contatto con l’altro sesso con più sicurezza.

Preso atto che il problema era in parte risolto, la fimosi smascherata, ha iniziato ad avere una vita di gruppo e di coppia serenamente.

Si è fidanzato e ha avuto il suo primo rapporto sessuale completo alle soglie dei trent’anni.

Non è mia intenzione dilungarmi oltre anche perché necessitano poche righe per capire molto, una cosa è certa e su ciò credo sempre di più: “Necessita spogliarsi della nostra superbia, arroganza e vestirsi con un po’ di umiltà per apportare alle persone dei notevoli contributi.

Fra colleghi, medici e psicologi, occorre una maggior stima e collaborazione per ottenere il risultato finale, con la serenità di chi ha fatto tutto ciò, che è umanamente possibile, la stabilizzazione clinica e psichica dell’uomo.

Sergio Puggelli







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