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Il valore della SCOPERTA

category Atri argomenti Marinella Cimarelli 18 Aprile 2013 | 1,413 letture | Stampa articolo |
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L’intervento si svolge nella città di Jesi, in Prov. di Ancona, a cura dell’A.P.P.O (Associazione Produttori Piante Officinali).

IL valore della ‘ SCOPERTA ’ secondo il disegno della natura .

(intervento a cura della Dr.ssa Marinella Cimarelli)

Prima di entrare nel vivo del  discorso voglio esprimere la mia gioia per essere qui oggi in uno dei  luoghi più rappresentativi del dialogo,nella nostra città dove, in più di un’occasione,io stessa ho avuto modo di  assistere alla trattazione di  tematiche a forte rilevanza sociale.

Ora che mi trovo da questa  parte devo dire che sento una grande responsabilità,e provo una forte emozione perché oggi  per me si realizza un sogno; coniugare due mondi  solo apparentemente regolati da domini differenti.

Questa è una cosa nella quale ho sempre creduto.

Non terrò una lezione di carattere tecnico, in senso tradizionalmente inteso, sia perché  questo compito è già stato ampliamente assolto dagli esperti che mi hanno preceduto (e che colgo l’occasione per ringraziare)  ma soprattutto perché il punto di vista che porterò è strettamente connesso allo specifico della mia professione, che è quello di Assistente Sociale.

Come potrebbe un Assistente Sociale, anche volendo, ‘tirasi fuori ‘ da  percorsi che hanno per oggetto queste tematiche, basate sul binomio uomo-natura.

Avete già dato una bella interpretazione,quello che voglio offrire è solo un’ulteriore chiave di lettura.


Quando voi affrontate i discorsi di MEMORIE antiche, vedo l’uomo ricollocarsi nella natura perché finalmente sente che ne ha fatto parte da sempre.

Mi accorgo, anzi,  che per troppo tempo è stato posto al centro di quasi tutti gli eventi  e caricato  di tante responsabilità che alla fine l’hanno ridotto allo stremo ( stress).

Un esempio banale è il fatto stesso che si nasce e si muore, si gode di  vitalità ma anche ci si ammala.

Molto dipende certo dall’uomo ma quand’anche sia, dal mio punto di vista non ha niente di costruttivo ragionare in questi termini dato che non è certo sul ‘ senso di colpa ‘  che posso illudermi di andare a costruire qualcosa di solido e di positivo.

Il senso di colpa può rappresentare un momento, uno scoglio da superare con l’aiuto di uno specialista, ma poi occorre rimboccarsi le maniche e costruire certezze.

Sono queste che ci restituiscono sicurezza, fiducia, autostima, che ci aiutano ad andare avanti.

RIAPPROPRIARSI di quella che è stata la nostra memoria è un concetto che porta con sé il riconoscere di appartenere alla  natura, che genera al suo interno una miriade di problemi ma spesso al suo interno dispone di altrettante  soluzioni.

Bisogna andarle pazientemente a cercare, abbandonare la fretta, concedersi i propri spazi.

In altre parole, alcuni lo avranno già sentito , occorre ‘prendersi cura ‘.

Prendersi cura di sé e degli altri.

E  chi si prende più  ‘cura ‘ di sé, un seminatore che getta il seme nei solchi,(secondo le immagini di un tempo)  o una persona stanca che  tornando a casa dal lavoro, pure se avrebbe voglia solo di sdraiarsi trova la forza ed il gusto di  prepararsi una tisana?

Vi assicuro che dal mio punto di vista un’operazione così semplice a qualcuno, in concomitanza di particolari condizioni, la cosa  può risultare ‘pesantissima ’.

Voi rappresentate, secondo me il suggerimento più concreto, perché reale e tangibile, peraltro assai raro al giorno d’oggi, aggiungo prezioso dal mio punto di vista,  perché non concede  spazio alle illusioni, godete di un osservatorio ‘privilegiato ‘, il ciclo stesso della natura.

Al contrario dell’etereo o del virtuale esso è’ qualcosa di  palpabile, odorabile, gustabile persino in situazioni di svantaggio, che sono le più delicate; uno dei pochi esempi di ambiente in cui si possano condurre le persone per mano e guidarle alla  scoperta.

E’ certo che ognuno potrà godere della propria, perché la ‘scoperta ‘ non si propina come la merce,non si regala né si distribuisce, si CONQUISTA.

Possedete già tutti gli ‘strumenti ‘, avete i ferri del mestiere, noi abbiamo ‘i bisogni ‘.

Stare con voi è bello perché è sempre una rinascita; odorate l’ambiente già con la vostra presenza, ci portate le essenze, gli unguenti, gli odori, i sapori.

Ecco la traccia come viene fuori, seguendo questi indizi che arrivano dovunque, che sono di facile comprensione.

Ci metto di tutto, posso dedicarmi alla preparazione di un infuso, come inserire la passeggiata nel bosco, il percorso guidato alla scoperta di un giardino o la coltivazione di un piccolo  spazio .

Ho vissuto sulla mia pelle l’attraversamento  di un periodo veramente buio della  vita; sono stata molto malata, per farvi capire potrei dire una tavolozza senza  ‘colori ‘.

Amputata, recisa, immobile.

Sono stata molto aiutata ed uno dei canali privilegiati è stato proprio il contatto con la terra.

Ricordo come fosse adesso la gioia per l’improvviso orientamento, sapevo per la prima volta dopo due mesi di sofferenze dove mi trovavo, e lo stupore che mi colse quando ritrovai il percorso di una antica passeggiata, lungo una strada nella quale camminavo durante la mia adolescenza .

Per quelli di voi che sono di queste parti è la strada dell’acquasanta, non ancora frequentata come oggi, andiamo indietro più di 20 anni.

In quel contesto ricordo vivacemente la possibilità di ridere e piangere, sentirmi a terra o al settimo cielo (vedete la natura ci suggerisce anche i termini) e mi colpisce ancora il ricordo perché mi sentivo libera di essere autentica.

Come tante persone che hanno sofferto  vedete che  ho scelto una professione di aiuto, e sento ogni volta che avviene ‘l’incontro ‘ di avere tanto da ‘dare ‘.

Impegnata nel versante del disagio da molti anni, posso testimoniare l’importanza  che assume la riscoperta di un percorso naturale, agito all’interno ed all’esterno dell’essere umano.

Con il mio intervento cercherò di richiamare alla memoria tutti i saperi che derivano dallo specifico della professione, tentando di arricchire con delle immagini questo magnifico quadro che è già partito con una splendida cornice: il titolo.

Amo parlare per immagini, perché vorrei  che una volta usciti da questo ambiente, terminata la suggestione di questa atmosfera  voi possiate rievocare qualcosa che rimanga, sperando di aver reso piacevole il tempo breve durante il quale vi avrò trattenuto.

1- Un cenno storico è d’obbligo anche perché offre uno spunto importante per il tema.

In questo Palazzo intorno agli anni 70 ebbero luogo un’infinità di dibattiti molti dei quali avevano per tema la dipendenza dalle droghe,il disagio mentale, l’handicap,il maltrattamento dei minori, il problema degli anziani, ecc.

A distanza di trenta anni, durante i quali per dare risposte a queste problematiche si è tentato di tutto, si sono inventati percorsi, tracciate ipotesi più o meno risolutive a breve e a lungo termine.

2- Sono state avanzate teorie, molte delle quali  dimostrano ancora oggi la loro validità ed un fenomeno in particolare è sotto gli occhi di tutti, non solo degli Operatori.

3-Sono aumentate le complessità, sotto ogni aspetto, e questo ha posto tutti, operatori e non  di fronte ad una scelta.

Continuare nel tentativo di trovare risposte specifiche a tutte le problematiche rischiando  ulteriori settorializzazioni, oppure iniziare ad operare un’inversione di tendenza.

4-Un esempio mirabile ed unico d’inversione di tendenza è stato, e resterà sempre lo spettacolo unico della natura che ripropone ‘ i percorsi dimenticati ‘.

Il bisogno dell’uomo di andarli a riscoprire costituisce il motivo di fondo per cui si confermano sempre più valide ed efficaci tutte le tecniche che vanno a ripercorrere passo dopo passo, tappa dopo tappa, un traguardo dopo l’altro, quelli che io chiamo i ‘ luoghi della MEMORIA.‘

Tutto trae origine e si riconduce alla natura ed alla terra.

Nell’epoca che io amo definire ,con un termine curioso, tutto mio, ‘il tempo della svagatezza  dell’uomo del terzo millennio ‘è proprio lui che ricerca la natura, il verde, la piantina e l’erba curativa, tentando così di ritrovare le radici affiorate troppo in superficie, che oramai lo rendono estremamente vulnerabile.

La terra dunque; analizziamo per curiosità la terminologia più frequentemente utilizzata in tante metafore.

Dire che un soggetto ‘ non sta con i piedi per terra ‘ indica chiaramente che non chiara la percezione di sé.

Al contrario un individuo ‘con i piedi ben piantati per terra ‘ è una persona perfettamente consapevole della sua condizione.

Nel concetto di  ‘madre terra ‘ se ci pensate è racchiuso il simbolo di una madre capace di accogliere tutti i suoi figli.

Essa sa  unire e dividere, cedere con abbondanza o rifiutare.

Assume aspetti  di forza , capacità  ed incisività, che risultano molto curativi.

E’la ‘riscoperta ‘ di questi ultimi anni, una scoperta che vede tante persone andare alla ricerca del prodotto biologico,  di una vita più sana ed a contatto con la natura.

Moltissime persone cercano di abitare in campagna, avere maggiori spazi, crescere i propri figli in maniera naturale, tenere gli animali, muoversi in maggiore libertà.

Parliamo spesso di radici, sia quando le abbiamo profonde e fortemente attaccate ( in quel caso definiamo gli individui solidi e forti).

Riconosciamo che alle loro spalle vive ancora una salda  MEMORIA.

Parliamo invece di mancanza  o assenza di radici per coloro che si trovano ad esempio nella condizione di stranieri, degli immigrati;  allora utilizziamo frasi come ‘persone senza storia ‘ o senza MEMORIA ed è anche il caso di tutte quelle persone, per lo più anziane, che perdono la capacità di ‘comunicare ‘.

Magari conversano, ma non comunicano più.

Perdono la propria identità, non riescono a trasmetterci messaggi secondo i codici del linguaggio tradizionale, ma stiamo attenti perché il fatto di cui non possiamo essere  certi è che nessuno ci dice che  non ‘sentono ‘il mondo.

A volte sono  alcuni avvenimenti luttuosi o esperienza di perdita in senso lato che scatenano una demenza ; si pensi in questi casi quali vantaggi può offrire il contatto diretto con la natura.

La natura non indaga, non chiede, non ha bisogno di risposte; puoi solo utilizzarla.

Osserviamo  le terapie ergodinamiche,ossia tutta quella serie di  attività che mirano a stimolare e riattivare i meccanismi utili a contrastare la depressione, il cosiddetto male oscuro.

Curiosando nella terminologia del male oscuro scopriamo che,a fronte di questo termine che simboleggia il tetro, il buio, l’impenetrabile  viene opposto il sole e  sappiamo che trionfa come il bene sul male quella tecnica denominata, nel gergo professionale,‘elioterapia ‘.

La luce, il calore ed un bagliore accecante si oppongono all’immagine della fine, del nulla.

Al concetto di morte e distruzione si sostituiscono gli atti della creatività  e della produzione in genere.

E mi avvio verso la conclusione richiamando la vostra attenzione su alcuni modi di dire;mi sono alzato con la luna storta, vedo nubi nere aggirarsi sulla tua testa,sono frasi che rendono bene l’idea perché sono ‘mutuate ‘dalla natura.

Molte regole della stessa natura sono diventate leggi,molti nostri modi di dire ancora oggi si fondono in un antico passato, nella saggezza popolare tramandata con puntualità e precisione, per questo ancora profondamente rispettata.

Si possono lanciare tante proposte per stare bene e sentirsi bene; un modo  potrebbe essere anche quello di andare ad  analizzare in quanti e quali modi, tutti curativi, l’uomo riscopre di essere un prodotto della natura.

Vorrei invitarvi a fare delle cose insieme, per tutti; si può dipingere un quadro e la prossima volta portarlo quassù,illustrando significato e colori, si può intrecciare un cesto di vimini, recitare una poesia, mostrare una piantina, raccontare una storia tutto questo può essere fatto.

Fatto, commentato e condiviso; penso che possa fare bene a tutti.

Mi metto a disposizione ed aspetto di assistere ad uno sviluppo sempre più mirato delle tematiche della riabilitazione secondo natura, ad un aumento degli spazi di ‘vivibilità ‘ anche dedicati alle persone con ridotte capacità di movimento.

Ringrazio infinitamente questo pubblico per l’attenzione prestatami e come  segno di riconoscenza verso di voi e verso la Presidente dell’Appo, la invito a raggiungermi e le chiedo di leggere una poesia.

E’ una poesia di genere, rivolta al mondo femminile , dedicata all’infanzia di tante  ragazzine che hanno avuto la fortuna di giocare nel clima magico di un giardino.

Arrivederci al prossimo evento.

 

Jesi, maggio 2005

 

 

IL GIARDINO D’INVERNO,

poesia di Marinella Cimarelli

 

Scenderò nel giardino

d’inverno

a riporre i ricordi.

Sistemerò i miei pensieri

fioriti

su statue di marmo.

Le Dee invocherò

a custodire

fedeli l’infanzia

vantando uno strascico verde

di rara bellezza.

 

 







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