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Il tradimento, perché si tradisce in un rapporto d’amore?

category Atri argomenti Angelo Franchitto 14 Dicembre 2010 | 26,251 letture | Stampa articolo |
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In questo articolo la domanda che ci si pone è: “Si può tradire quando si ama?”

Dobbiamo chiederci se amare una persona può escludere il cadere in tentazione, il giocare con i sentimenti dell’altro. Sappiamo che è idea comune, il fatto di considerare il tradimento tra persone unite da un legame d’amore sempre come un comportamento riprovevole, ma allo stesso tempo si tratta di un fenomeno molto diffuso e trasversale; non condizionato da: cultura, etnia e ceto sociale.

Iniziamo chiedendoci cos’è il tradimento?, almeno cosa intendiamo generalmente per tradire?

Innanzitutto prendiamo in considerazione la natura umana. Bisogna dire che di base esiste sempre un’attrazione naturale tra i sessi (la spinta di una forza pulsionale che ci proietta e ci spinge verso l’altro), che fa parte della nostra natura “animale”  per cui risulta che l’uomo non è monogamo ma poligamo. “La natura accende i nostri sensi quando la complementarietà tra appartenenti a sessi opposti nella specie umana potrebbe garantire un ottimo stato di salute per il prodotto di una eventuale unione sessuale”[1]. Per spiegarlo in parole semplici, siamo attratti da chi ci piace particolarmente, a prescindere dalle regole e dai costumi (il così detto colpo di fulmine).

Quello che ci succede è un fenomeno naturale che avviene indipendentemente dal fatto che un essere umano sia legato sentimentalmente attraverso una qualsiasi forma di contratto d’amore ad un altro (unione, convivenza, matrimonio).

Sicuramente non viviamo in balia delle nostre pulsioni, ma la nostra volontà può disciplinare il comportamento. Tuttavia essa non ha alcun potere nei confronti della nostra natura, che è soggetta a meccanismi di condizionamento da millenni, seguendo un processo di adattamento all’ambiente. Rinnegare la nostra identità di natura (il fatto che siamo animali anche noi), significa rinnegare secoli, millenni di evoluzione, avvenuti con non pochi sforzi.

Chiudo qui questa sintetica considerazione riguardo la natura dell’uomo, e voglio ora passare ad un aspetto più trascendente che comunque ci appartiene e ci influenza, il pensiero.

Inizio questo discorso premettendo che non si tradisce con le intenzioni, non si tradisce con le emozioni. E’ “normale”, naturale sentire pulsioni umane e non considerarle tradimento. Se così non fosse saremmo tutti traditori. Saremmo semplici animali poligami che seguono solo la sfera naturale, mentre il pensiero, la parte evoluta del cervello umano ci permette di sviluppare un amore monogamo. Possiamo definire una fortuna il fatto che  alla base di un rapporto sincero e leale dal quale può nascere e cresce la famiglia possiede radici profonde.

Passiamo a rispondere  ora dopo queste brevi premesse alla domanda: Che cosa è il tradimento?

La risposta risiede nei principi e nelle convinzioni di ciascun essere umano, di ciascuna persona, insomma il tradimento non è uguale per tutti. Prendiamo ad esempio le donne degli eschimesi, le quali si uniscono con l’ospite e questo comportamento sessuale non è considerato un tradimento. La nostra cultura aborra questa manifestazione di ospitalità, la giudichiamo scandalosa e immorale. Dunque questo piccolo esempio ci mostra che il vero tradimento in un rapporto di coppia è rappresentato dall’inganno, figlio della paura. Non raccontarsi, non aprirsi, recitare un ruolo, indossare una maschera sono tutti elementi che tradiscono la persona amata. L’essere sinceri, sereni e leali nell’esposizione dei propri valori, della propria morale e del proprio punto di vista è una grande dimostrazione di amore.

Il vero tradimento mette in pericolo il progetto che le due persone volevano crearsi. Un progetto di vita insieme spesso, con tutte le conseguenze del caso.

Essere rigidi, risultare cioè  egoisti, ottusi e non empatici, ma anche bugiardi e non sinceri,  repressivi, punitivi e non autorevoli; sono ingredienti micidiali, che tendono ad amplificare i possibili effetti delle naturali pulsioni umane e preparare il terreno fertile per il tradimento, nella sua forma più bieca e distruttiva.

In quello che definiamo un autentico rapporto d’amore, non possiamo negare al nostro partner il diritto di dissentire dalle nostre convinzioni e di arrabbiarsi. Sfortunatamente, in alcune coppie uno dei due nega all’altro il diritto di arrabbiarsi e di esprimere liberamente le proprie opinioni.  S’interpreta l’umana e possibile espressione di collera come conseguenza ad una discussione animata su tematiche delicate, come una sfida alla autorità (di colui che subisce la collera del partner). Le sue convinzioni profonde, il suo super io normativo non transige. Si afferma una frase tipica: “è come la penso io e basta, non se ne parla più“. Bisognerebbe invece pensare che non è raro avere idee confuse sull’amore, per via dei precetti morali assimilati da bambini sull’amore verso i genitori o il prossimo.

Introducendo un potere e un’autorità all’interno di un rapporto d’amore equivale a tradire.

Quando l’autorità di uno penetra nel rapporto di coppia, il naturale impulso ad aprirsi con la persona amata tende a raffreddarsi, anche se l’amore per raggelarsi richiede tante delusioni.
Se per tradimento intendiamo unicamente l’effetto prodotto da una insufficiente comunicazione tra persone unite da un patto d’amore (matrimonio, convivenza o semplicemente stare insieme stabilmente), traducibile nel comportamento intimo con una terza persona, dovremmo sforzarci di capire la possibile antica genesi.

Riprendendo Freud, i bambini hanno due oggetti d’amore: la madre e il padre. Attraverso di loro essi arrivano a conoscere la felicità che si prova in un rapporto circolare (amare e essere amati). Per i bambini che hanno subito violenze e comportamenti inadeguati da parte dei genitori, la gioia dell’adolescenza viene barbaramente compromessa. In questo caso, anche se la realtà dell’amore è smarrita, anche se ne conserva il sogno, diversamente la vita sarebbe senza colori e vuota. Quando incontriamo una persona che ci ricorda concretamente la persona amata e perduta dell’infanzia, è come se si compiesse un miracolo. Se questo rapporto sfocia in una unione stabile e ci accorgiamo di una differenza significativa tra desiderio e realtà, il paradiso che sembrava reale si trasforma in una illusione, un crudele inganno del destino.

 Cercherò di spiegare meglio questo concetto della costruzione psicoanalitica dell’amore secondo Freud. I bambini si innamorano del genitore di sesso opposto e provano una naturale ostilità per quello dello stesso sesso. Questa è la fase in cui molti genitori si trovano impreparati e non comprendono il bambino o la bambina. Generalmente non si ha memoria della propria fase edipica, e della conoscenza di queste naturali dinamiche, comuni a tutti i bambini del mondo. I genitori, impreparati ad affrontare tale situazione, potrebbero commettere il gravissimo errore di ritenere il proprio figlio o la propria figlia anormale, disobbediente, perverso/a. Nulla di vero. Nella realtà lo squilibrio è rappresentato dalla reazione inadeguata dei genitori, che dovrebbero essere non seduttivi, ma neanche repressivi. L’ideale sarebbe essere sereni e comprensivi. E’ ovvio che quello del bambino è un sentimento che non può trovare una naturale soddisfazione. Secondo Freud i bambini escono dalla fase edipica in due modi diversi. Se maschi con la paura di castrazione, temendo che i sentimenti d’amore verso la madre e di ostilità verso il padre siano puniti facendogli scomparire dal corpo quella zona che rappresenta il centro della sessualità (il fallo). Per questo timore, il bambino comprende di non poter combattere per l’egemonia sulla madre contro il padre, soprattutto perché è molto più forte di lui, inoltre il padre rappresenta colui che è veramente desiderato sessualmente dalla madre. Questa consapevolezza rappresenta la maturazione del bambino e l’accettazione della situazione. Da quel momento, e in maniera progressiva, inizierà a rivolgere le proprie attenzioni sessuate fuori dalla famiglia di origine. Il bambino, una volta modifico il suo sentimento di ostilità in ammirazione , inizia a vedere il padre come un modello nel quale identificarsi. In coppie di genitori con un comportamento intimo assente o insoddisfacente e in famiglie dove i genitori palesano i loro conflitti e si svalutano verbalmente in presenza dei figli, il passaggio di questa fase presenterà forti complicazioni per il bambino. In maniera naturale l’identificazione con il padre permette al bambino di uscire dal complesso di Edipo ed accettare la legge morale che regola i rapporti famigliari. Da quel momento in poi, soprattutto con l’adolescenza, cercherà all’esterno della famiglia la donna da amare, raggiungendo quella che Freud definisce come la fase genitale. In questa fase, l’uomo (inteso come essere umano, maschi e femmine, uomini e donne) è capace di amare, a completamento dello sviluppo psicosessuale.
Va precisato che per la bambina la fase edipica si presenta con qualche differenza. Il bambino possiede il pene e la bambina per Freud, entra nella fase edipica proprio per avere preso atto di non possederlo, sviluppando l’invidia del pene. Sviluppa una forte ostilità verso la madre generata nel constatare che non ha avuto da lei quello che le manca (il pene) e lo chiederà allora al padre, in modo fantasmatico. Desidererà avere dal padre quello che per la psicoanalisi è equivalente al pene nell’inconscio: un bambino (desidera un figlio dal genitore). Il complesso di Edipo per la bambina consiste nel pieno amore verso il padre, dal quale desidera ricevere un bambino. Evidentemente questo desiderio non è realizzabile e la bambina dovrà accettare di rinunciare a questa pretesa, e per avere un bambino dovrà rivolgere altrove le sue attenzioni amorose. Non essendoci la paura di castrazione, per Freud, la bambina non c’è mai un completo superamento del complesso di Edipo. Da adulta ricercherà negli uomini un replica del padre. Per questo motivo è importante che ogni papà sia per la propria bambina, almeno un uomo gentile, sensibile ed educato. L’uomo che la donna sceglie è sempre il sostituto del padre. Freud sostiene che nel tradimento la donna inganna l’uomo con Dio (che rappresenta la figura paterna), mentre l’uomo inganna la donna semplicemente con un’altra donna.

In psicoanalisi si tende a trattare il tradimento come una patologia, derivante da un difetto di socializzazione, come sintomo di una personalità disturbata che deve essere trattato.
La distinzione netta tra traditori e traditi, in base a elementi specifici di personalità, in molti casi, svolge la funzione di definire, incasellare e, in fine, distanziare da sé il rischio potenziale di un tradimento, perpetrato o subito, che può riguardare qualsiasi individuo.

 


[1] http://www.tradimento.net/psicologia_tradimento.htm







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