Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Sono andato a vedere una rissa, e ne è venuta fuori una partita di hockey su ghiaccio. Woody Allen
Viagra online

Il difficile equilibrio tra le grandi gesta e le piccole attenzioni quotidiane nei rapporti di coppia

category Atri argomenti Alfonso Falanga 13 Agosto 2011 | 2,642 letture | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

I rapporti personali più sono significativi e, a volte, più rischiano di diventare conflittuali.

In tali casi frustrazioni, demotivazioni e disagi di varia natura ed intensità minano il legame pur lasciando inalterato il valore che la relazione ( affettiva o familiare, professionale oppure sociale ) ha per i protagonisti.

Le origini di tali apparenti contraddizioni sono diverse e non sempre immediatamente evidenti.

In talune circostanze un motivo di tale paradosso è il difficile equilibrio tra quei comportamenti che, dal punto di vista affettivo/ emotivo, possiamo definire “ grandi gesta “ e quelli che, invece, costituiscono attenzioni quotidiane anche minime.

La dinamica può riguardare relazioni di qualsiasi natura. In questa nota focalizziamo la nostra attenzione sui rapporti di coppia.

Capita a volte che entrambi i partner nonostante l’affetto che provino uno per l’altro, sperimentino una condizione di reciproca incomprensione: si sentono trascurati, non capiti, profondamente svalutati. C’è chi, da un lato, ritiene di non ricevere ciò che, sentimentalmente ed emotivamente, chiede o di ricevere ciò che non chiede.

Dall’altro si trova chi  sente del tutto deprezzato ciò che, sempre nell’ottica affettiva / emotiva, dà.

La conseguente conflittualità relazionale, che può manifestarsi o sottoforma di confronti aspri o di profondi e prolungati silenzi o in un’alternanza di entrambi, in tali casi non è l’esito di una carenza affettiva ( anche se, pericolosamente, il più delle volte tale è ritenuta la causa ) bensì di un blocco comunicativo: uno dei partner esprime in modo insufficiente le proprie richieste affettive, quelle anche minime risolvibili in semplici ma significative attenzioni. L’altro, semmai, si adopera in “ grandi gesta “ occasionali svalutando la costante presenza, non necessariamente eclatante, che la quotidianità dei rapporti richiede.

Quando è così, il primo deve la sua insufficienza espressiva non sempre ad una concreta incapacità comunicativa ma a radicati pregiudizi ( personali e/o sociali ) in base a cui, negli affetti, è  normale  ricevere senza bisogno di chiedere .

Il secondo, dal canto suo, risponde non a richieste concrete ( dirette o indirette che siano ) bensì ad un’immagine di sé, del partner e del rapporto stesso. Questi cioè reagisce in base ad un ideale di relazione piuttosto che in base all’idea che ha della sua concreta relazione.

Entrambi, dunque, più che adattarsi all’altro e cercare una proficua mediazione tra le  rispettive esigenze, si iperadattano ossia reagiscono ad istanze che non hanno origine dalla concretezza del quotidiano bensì da ideali: come deve essere un rapporto, come si deve stare in un rapporto.  Entrambi, a modo proprio, rischiano di dare risposte a domande, di natura sentimentale ed emotiva, mai pervenute.

Nessuno, infatti, ha mai detto che nei rapporti non è necessario ( se non addirittura inopportuno ) chiedere ( comunque nessuno lo ha mai detto in quel rapporto ). Nessuno, inoltre, ha mai detto che si è amati solo se si compiono grandi slanci affettivi (  specialmente se a discapito, o  in sostituzione, delle attenzioni quotidiane ).

In tali circostanze il rapporto si svolge secondo quella particolare dinamica, definita del Triangolo Drammatico, in cui i protagonisti si percepiscono spesso Vittima o Salvatore oppure Persecutore 1. Nel caso specifico, entrambi i partner, ritenendosi svalutati, si  sentono Vittima e sperimentano l’altro come Persecutore.

Il Triangolo Drammatico, come qualsiasi dinamica conflittuale, è logorante in quanto ripetitivo ed infruttuoso. I partecipanti possono momentaneamente sentirsi in ruoli diversi da quello in cui avvertono di essere di solito e percepire, conseguentemente, l’altro in una posizione altrettanto diversa dallo standard. Il risultato finale non cambia : emozioni negative, pensieri negativi su sé, l’altro e la relazione. Anzi, sulle relazioni in genere.

 

Diventa fondamentale ed urgente, in  questi casi, svelare il gioco drammatico, fare emergere cioè i ruoli e le convinzioni/ pregiudizi che ne sono la base e la sostanza. E’fondamentale ed urgente intervenire o dall’interno della relazione stessa, mediante un’azione di riflessione/ confronto/ sperimentazione, oppure mediante un aiuto esterno che possa e sappia individuare le svalutazioni messe in atto e gli ideali, non necessariamente falsi ma almeno in quel caso specifico inopportuni, che orientano i comportamenti rendendoli, appunto, logoranti ed incongrui.

Sperimentare nuovi percorsi cognitivi e comportamentali, dunque, per spezzare il circolo vizioso e drammatico.

Sperimentare, osare … rischiare. Che c’è da perdere?

 

1 l’iniziale maiuscola sta ad indicare che si tratta di ruoli psicologici e non effettivi. La persona, cioè, si percepisce Vittima, Salvatore o Persecutore ma non riveste necessariamente tale ruolo nella concreta realtà relazionale e sociale.

 

Alfonso Falanga

Consulente della Comunicazione ad orientamento Analitico Transazionale

Counselor certificato AssoCounseling – Associazione professionale di categoria

Iscritto all’ANFoP – Associazione Nazionale Formatori Professionisti

 

————————————————————————

Prova il nostro test dell’affinità di coppia >>







Lascia un Commento

*