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Il concetto di malattia attraverso i secoli

category Atri argomenti Laura Alberico 5 Dicembre 2009 | 5,833 letture | Stampa articolo |
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Anticamente esisteva una concezione ontologica della malattia. Omero narra delle malattie inviate dagli dei come punizione sugli uomini, comuni mortali. Alcmeone ( VI- V sec. a.C.) considera la malattia uno squilibrio inteso come il prevalere di un elemento sugli altri (monarchia). Anche in questo caso solo gli dei hanno il potere di decidere della vita e della morte mentre agli uomini è concesso solo fare congetture e affidarsi al destino. Con Ippocrate (V sec.a.C.) ritenuto il padre della medicina la malattia viene analizzata nelle sue componenti vitali che prevalgono a seconda dei casi per determinare la rottura di un equilibrio tra gli umori ( sangue, flemma, bile gialla, bile nera) e le qualità che ad essi si riferiscono (caldo-freddo, umido-secco). L’organismo è un contenitore unico degli umori sul quale tuttavia l’ambiente esercita la sua influenza come lo stesso Ippocrate sottolinea nel “ De aere aquis et locis”.Nel I sec. a.C. Asclepiade sostiene che la malattia si manifesta con l’ostruzione o il rilassamento dei pori del corpo umano. La cura consiste nell’uso del principio opposto mediante bagni caldi o freddi per rilassare o restringere i pori. Con Galeno ( II sec.a.C.) il concetto di malattia si indirizza verso lo studio della lesione del singolo organo. Proprio in questo periodo storico la medicina compie un salto qualitativo perché vengono istituiti i principi basilari dell’anatomia, fisiologia e patologia. Il metodo scientifico e la ricerca empirica diventano operativi con Vesalio (XVI sec.a.C.) che considera la dissezione il fondamento dello studio anatomico ( “ De umani corporis fabbrica”). Lo studio della chimica apre altre ipotesi sull’origine e il manifestarsi delle malattie. Paracelso afferma che la malattia si manifesta come uno squilibrio di principi chimici ( iatrochimica). Il concetto di trasmissione e di veicolo delle malattie viene sostenuto da Fracastoro che parla di germi e contagio da persona infetta a persona sana. La rivoluzione scientifica del XVII secolo porterà i vari scienziati ad affermare che i fenomeni naturali possono essere valutati quantitativamente ( Harvey, circolazione del sangue). Nello stesso periodo Sydenham classificò le malattie in base ai sintomi, al decorso e alla prognosi (nosologia, semeiotica). Nel XVIII con Morgagni nasce l’anatomia patologica. Nel “ De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis”egli analizza la corrispondenza tra lesione anatomica e quadro clinico ( riscontro autoptico). L’uso del microscopio consentirà di studiare in modo approfondito le malattie provocate da virus e batteri come la rabbia, tubercolosi e colera ( Pasteur, Koch, XIX sec.). Nel secolo più recente la ricerca scientifica compie progressi e scoperte fondamentali nell’ambito della biologia molecolare ( Watson e Crick scoprono la struttura del DNA nel 1954 e R. Levi Montalcini il fattore di crescita NGF e EGF nel 1956). La lettura del codice genetico ( Niremberg 1961) e il funzionamento dei geni ( Jacob e Monod 1962) apriranno le porte a una nuova branca della medicina, l’ingegneria genetica capace di isolare e studiare i geni responsabili delle malattie ereditarie. Oggi la malattia non è più un argomento vago e misterioso ma un campo di indagine in continua evoluzione in cui i progressi della ricerca scientifica offrono valide sperimentazioni e applicazioni per la prevenzione, la diagnosi precoce e la terapia mirata.







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