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La suprema felicità della vita è sapere di essere amati per quelli che si è, e più precisamente, di essere amati nonostante quello che si è. Victor Hugo
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I nuovi disturbi invisibili: l’ansia

category Atri argomenti Sergio Puggelli 22 Dicembre 2007 | 3,739 letture | Stampa articolo |
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Aprendo il quotidiano si apprendono sia notizie buone sia cattive, ma quella che mi fa riflettere è che la mia città, Prato, non è solo la prima in produttività, per diffusione d’auto o cellulari, ma soprattutto per essere fra le prime città che usano antidepressivi, ansiolitici e guarda strano, prodotti contro l’impotenza maschile fin dall’età giovanili.

Questa premessa, non esaltante pone un serio problema in altre parole quello di capire le cause di questo”malcostume” quindi prevenire piuttosto che curare e la prima indiziata è senz’altro l’ansia.

Negli anni 70, una canzone d’A. Celentano diceva: ” La nevrosi è di moda, chi non ha ripudiato sarà…”.

Eravamo in piena espansione, il boom economico catalizzava tutti, uomini, donne e bambini.

Tutti correvano come matti, era indispensabile emergere, fare qualcosa per evidenziare il proprio status simbol una richiesta esagerata di visibilità.

La vanità era indistintamente un catalizzatore ed era soddisfatta in base alla propria disponibilità economica, si acquistava in negozi più o meno ricercati purché avessero la “marca e la firma” per poi poter sfoggiare pubblicamente l’immagine propria.

Si pensava solo alla razionalità, la filosofia dell’interiore dell’essenza vera dell’uomo era un mero ricordo, s’iniziava a vedere lo scollamento fra le generazioni, gli anziani, abituati ad altri ritmi, non erano considerati più dei saggi, ma dei pesi.

La gran famiglia di un tempo si riduceva a poche persone, iniziava l’era della famiglia nucleare e non più patriarcale.

Le rivoluzioni sia industriale e sociale iniziavano a sentire i primi sintomi d’instabilità, d’incertezza, d’insicurezza, i mali oscuri fino allora “rari” si espandevano.

I medici iniziarono a classificare questi sintomi come disturbi psicosomatici, poiché non ne conoscevano le cause.

I farmaci, ansiolitici, antidepressivi che fino allora avevano un mercato molto ristretto, iniziarono ad avere un’enorme importanza, addormentavano la psiche quindi non facevano pensare ieri come oggi, per riposare e dormire occorreva ricorrere alla “pillola”.

Lo psicologo in Italia, se non nelle grandi città universitarie, non aveva grandi spazi, la cultura italiana lo considerava e spesso anche oggi, uno strizza cervelli adatto solo ai “ciucchi”.

Nel nostro paese noi importiamo dopo anni ciò che in America ha gran diffusione e importanza, infatti, gli americani considerano lo psicologo essenziale per la vita di tutti i giorni, infatti, è una figura primaria nella scuola, nell’industria, negli ospedali; in Italia questa figura è riconosciuta con l’apposito albo solo nel 1989.

Il tempo passa e con lui il “male oscuro” dilaga aumentando d’intensità, la diagnosi di questi sintomi è fatta fin dalla prima infanzia, occorre capirne le motivazioni, prevenire e seguire questi disturbi non solo con il farmaco; la figura dello psicologo, fino a quel momento sconosciuta, inizia ad avere la sua importanza e nelle istituzioni è inserita, ma non sufficientemente per esaudire tutte le richieste della popolazione.

Le equipe mediche più evolute e aperte alle nuove esperienze, inseriscono nel loro organico lo psicoterapeuta che col neurologo e lo psichiatra collaborano per dare conforto e serenità a che soffre.

Inizia la battaglia contro la nevrosi e ciò che la provoca: l’ansia.

Queste poche righe per affermare che in questo momento storico stiamo pagando errori commessi negli anni settanta dove abbiamo dilapidato i valori, le morali agevolando la superficialità sociale, adesso che occorre essere forti per affrontare la difficile situazione, viene a mancare la base intellettiva, culturale psicologica per affrontare le problematiche con più energia e serenità e le pasticche non sostituiscono queste lacune, ma solo confrontandosi con noi stessi con l’aiuto di coloro che sono abilitati, e la figura dello psicoterapeuta è importante per conoscere la propria psiche e superare le paure che ci affliggono.

Sergio Puggelli







1 Commento a “I nuovi disturbi invisibili: l’ansia”

  1. Carla Foletto

    Commento a “I nuovi disturbi invisibili” di Sergio Pugelli:
    riguardo gli errori commessi negli anni settanta, a mio parere è importante sottolineare anche la diffusione di Internet che ha dato luogo a una importante rivoluzione culturale (e non ancora mancanza di cultura) infatti un’enorme quantità d’informazioni sono disponibili a chiunque, nessuno però filtra la qualità/affidabilità di tale sapere, e qui si pone il problema; ma vero anche che in passato il “sapere” veniva filtrato per aumentare il “potere sociale” di pochi e anche ciò ha diminuito la qualità della cultura, dal momento che ciò che si svolge in forme elitaristiche non potendo contare sulla diversificazione si cristallizza e manca di originalità.
    Concordo con il fatto che la cultura non debba trasformarsi in “piacevole superficialità” per esempio tramite una falsa “democraticizzazione” di essa, imposta dalla casualità del “sistema internet” o, che perlomeno il sapere debba rimanere reale e non virtuale…. forse basterebbe utilizzare valutazioni meno “quantitativo-soggettive” (numero di visite ad un sito) e più “qualitativo-oggettive” (es un gruppo di persone competenti, a rotazione, che si occupano di valutare in termini pragmatici e reali le soluzioni proposte, … n° di problemi risolti…) infatti le “scelte soggettive” vantano componenti emotive facilmente manipolabili a cui le valutazioni oggettive si sottraggono facilmente. Carla Foletto psicologa

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