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Felicità e Benessere

category Atri argomenti Annalisa Rausei 20 Ottobre 2013 | 1,126 letture | Stampa articolo |
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Cosa serve oggi per stare bene, psicologicamente parlando? Raggiungere degli obiettivi nella vita? Avere una famiglia, un buon lavoro, degli svaghi, una buona forma fisica…?

O forse nemmeno questo è sufficiente? (Che già di questi tempi..) Qual è la famigerata via d’accesso alla felicità? Intanto tale felicità non va considerata come un trofeo che si conquista, si sistema sulla mensola di casa, e si rimane soddisfatti per sempre. La felicità, che io preferisco chiamare serenità o casomai equilibrio, dipende da innumerevoli fattori e mai, ma proprio mai, è raggiunta per sempre. L’essere umano nasce insoddisfatto per indole, e per questo non fa che tendere, sempre, al raggiungimento di nuove mete che lo stimolino ed arricchiscano.

Il guaio è che molti ambiscono ad obiettivi o fanno scelte che non sono del tutto adatte, impegnando le loro risorse per arrivare in posti che in realtà nemmeno gli interessano tanto.

Per dirla in esempi concreti: non per tutti avere famiglia è l’ideale, tantomeno metter al mondo dei figli, né avere una posizione lavorativa importante. Ad alcuni semplicemente non interessa, non è nella loro indole. Eppure sembra che certe “tappe” nella vita vadano per forza raggiunte, se si vuole una vita felice. Perché lo dicono tutti, perché si sa che è così, perché “sarebbe il caso, è consigliabile..”.

Ma più ascoltiamo ciò che si “dovrebbe” fare, più ci allontaniamo da ciò che lo è solo e soltanto per noi, per noi e nessun altro.

La chiave della felicità, ammesso che sia solo una, passa inevitabilmente da qui, dal preferire l’individualità nel sentire, nel fare e nello scegliere, anche a costo di andare un po’ contro i vissuti comuni.

Siamo sereni se ci permettiamo di essere liberi dentro, nelle nostre espressioni, senza giudizi, e cerchiamo di costruire attorno a noi la realtà che più ci rispecchia. Dalle cose più piccole, come la scelta del colore dei vestiti, fino alle più importanti, come quella del proprio partner.

E’ un atto di fiducia, verso di noi, le nostre risorse e le nostre convinzioni che se non facciamo noi per primi, nessun altro difficilmente lo farà.

 







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