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Emozioni: quale dissimulazione?

category Atri argomenti Maria Anna Formisano 19 Febbraio 2010 | 4,672 letture | Stampa articolo |
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La vita di un individuo è regolata da emozioni, in altre parole da un complesso di modificazioni fisiologiche, cognitive e comportamentali come risposta a stimoli ambientali. Le modificazioni fisiologiche sono l’aspetto più appariscente delle risposte  emotive e sono quelle che spesso generano imbarazzo per alcune persone. Molte volte si commette l’errore di dissimulare le emozioni per evitare di apparire agli occhi degli altri troppo vulnerabili e quindi facili prede. Il processo di dissimulazione inizia già nei bambini, ma poi man mano da grande comincia a diventare una vera e propria arte. La correlazione fra sistemi emozionali ed esibizione di comportamenti è abbastanza intrecciata, tutti i comportamenti sono sorretti da sistemi emozionali che gli individui tendono a nascondere, costruendo una progettualità di mascheramento che, col tempo, riprendendo l’espressione di John Milton, scrittore e poeta inglese, può fare dell’ inferno un paradiso e del paradiso un inferno. Molte persone sono convinte che non elicitando apertamente le proprie emozioni, inserendosi in uno “stereotipo emozionale“, ricevono il vantaggio dell’ omologazione sociale, dunque, dell’accettazione e dell’appartenenza. Se da un lato si riscontra nelle realtà qualche pseudovantaggio, dall’altro si potrebbe rischiare di vivere uno stato di malessere. Le false emozioni diventando compagne insostituibili aiutano ad affrontare meglio le convenzione e le norme sociali, difatti, sono molte le persone che per sentirsi più amate in famiglia e dagli amici manifestano atteggiamenti emotivi che non appartengono loro,  spingendosi  fino alla costruzione di  un vero e proprio personaggio. Imparare,dunque,  a manifestare le proprie emozioni significa sperimentare ed esplorare le proprie capacità, evitando di vivere eventuali stress emozionali come situazioni estreme, di imbarazzo e di disagio.  E’ fondamentale ricercare   quello che c’è dietro gli sguardi più lucidi, rivelando  le emozioni proprie e aiutando l’ altro a rivelare quelle sue. Imparare ad essere persone empatiche non significa fare psicoterapia, ma cogliere l’altro e accettarlo così come egli  si presenta nella sua essenza biopsicoaffettiva. L’uomo empatico è colui che non perde di vista la realtà umana e la capacità di percepire il vero nei panni dell’altro, in una fusione cognitiva ed emotiva. Senza esprimere liberamente le proprie emozioni la vita non ha valore,  anzi si riduce ad una finzione, una complicità che si paga cara.







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