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Dottore mi curi

category Atri argomenti Alessio Petrocchi 26 Ottobre 2009 | 2,054 letture | Stampa articolo |
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Diverse considerazioni sulla malattia fra analisi e medicina

Si può pensare ragionevolmente che il titolo di un argomento serva per definire un testo scritto, e che ne indichi più o meno esplicitamente il contenuto.

Da questa premessa si può prendere in considerazione l’importanza, e il primo indirizzo di pensiero che sta dietro alla scelta relativa al nome, per così dire, dato ad un articolo.

In questo caso specifico si è scelto la sintesi “Dottore mi curi” perché nella sua semplicità permetteva di mettere a confronto degli aspetti salienti che sottostanno alla domanda di cura, rivolta indifferentemente ad un orientamento di tipo psicoanalitico piuttosto che uno di tipo medico, anche se già nel sottotitolo è possibile capire la reale intenzione della ricerca.

Entrando nello specifico la prima domanda che ci si può porre osservando il titolo è “chi” cura “chi” da “cosa” e ancora, cosa condiziona la lettura (visione del mondo, intesa come Weltanschauung) dei sintomi in un modo invece che un’altra?

La richiesta prende una certa importanza perché all’interno della domanda sono rappresentate due tipi di relazioni che hanno a che fare con dimensioni lontane.

In medicina quando viene posta questa domanda si mette in opera una “assistenza diagnostica e terapeutica prestata dal medico al malato”, e se il caso viene prescritto un “ciclo di assunzione di un farmaco o di applicazione di una terapia”. [1s]

Viene applicata la selezione dei dati dove il medico cerca, in un circuito di prova ed errore, di determinare i principali elementi da esaminare.

L’esame fisico si prefigge quindi lo scopo di ottenere i dati appropriati e di correlare i reperti con le informazioni anamnestiche. Lo scopo finale dell’esaminatore è quello di identificare e diagnosticare la patologia sottostante. Effettuata la diagnosi, i passi successivi sono la ricerca e l’attuazione della soluzione al problema. [2s]

L’insieme di questa  operazione si muove in un canale piuttosto orientato che va dal “tutto” verso la “parte”, in un ottica causale, specificando ed individuando la condizione che genera lo squilibrio nell’individuo, utilizzando una visione che è tipica dell’approccio scientifico, ovvero il metodo sperimentale.

In risposta alla prima domanda quindi, il medico (scienziato) cura (con assistenza diagnostica e terapeutica) il malato (persona che attraversa uno stato di malattia) dal suo squilibrio funzionale.

Nell’ambito della psicoanalisi quando ci si trova a che fare con questa richiesta si attua comunque una diagnosi che, seppur necessaria, non è però sufficiente per l’inquadramento del caso. In realtà ciò che interessa non sono tanto gli aspetti (psico)patologici, quanto la valutazione della personalità del soggetto. Dunque l’insieme dei sintomi passa in secondo piano rispetto alla soggettività e alle modalità con le quali il paziente entra in relazione con i suoi oggetti. Avviene allora un cambio di vertice, e il criterio non è più nosografico ma relazionale. [1b]

Da qui si avvia un processo abbastanza imprevedibile e che come dice Freud,  “una volta avviato [...] non lascia prescrivere né la direzione, né la sequenza dei punti da intaccare” (1913). Senza poi tener conto che l’argomento dell’analisi e qualcosa di intangibile, definibile solo attraverso dei modelli e rappresentazioni che servono da ausilio per poter pensare qualcosa che altrimenti resterebbe inavvicinabile.

La situazione si complica ulteriormente se si parla della cura. La sofferenza psichica rispetto a quella fisica non si lascia circoscrivere facilmente, piuttosto risulta essere un modo di vivere un’esperienza.

Lo stesso Jung esclude che possa esserci una psicoterapia in grado di operare come cura nel senso di guarigione , perché è nella natura dell’esistenza incontrare degli ostacoli, talvolta sottoforma di malattia  che danno un’opportunità di riflessione o per aggiustare forme improprie di adattamento dell’Io, o per realizzare quell’integrazione di contenuti inconsci portatori di senso. [2b]

A questo punto diventa più difficile definire “chi” cura “chi” da “cosa”, anche perché sembra che questa circolarità relazionale sfumi le differenze e lasci spazio a guarigioni “endogene” dell’individuo.

Per quanto riguarda quello che sta dietro alla formazione di ogni rispettivo approccio, e al suo modo di leggere la malattia/sintomo si prenderà in esame il concetto di visione del mondo, dove ci si riferisce in generale, all’universo che ogni popolo, ogni cultura, ogni epoca e ogni individuo si costituiscono conferendo al mondo un determinato senso e un determinato valore. Questa definizione non è mai definitiva e conclusa perché dipende dall’attribuzione di senso che l’uomo dà al mondo, e in questo caso, della malattia.

E’ possibile, prendere come lente per la lettura di queste due realtà, medico e psicoanalitica, la proposta fatta da Jaspers. Ovvero cercare attraverso l’interpretazione proposta con la weltanchauung, osservare in modo eccentrico a quello abituale queste modalità di affrontare l’esistenza, per cercare di vederle in modo più comprensivo.

Che cos’è visione del mondo? Qualcosa di intero e qualcosa di universale. Se per esempio si trattasse del sapere: non un sapere tecnico speciale, ma il sapere come una unità, come cosmo. Ma visione del mondo non è solo un sapere. Essa si manifesta attraverso valutazioni, organizzazioni della vita, destino, la scala di valori che si è scelta. Oppure entrambe le cose in un altro modo di esprimersi: se parliamo di visioni del mondo, intendiamo idee, la dimensione ultima e totale dell’uomo sia soggettivamente come esperienza e forza e principi, che oggettivamente come mondo formato materialmente.

Per Jaspers infatti:

Filosofia significa da sempre il tutto della conoscenza. Tutta la conoscenza è filosofica, nella misura in cui essa è collegata da innumerevoli fila al tutto. Il distacco di una sfera del sapere dall’universitas significa, nel momento in cui si verifica, la morte di questo sapere: al posto della conoscenza rimane tecnica e routine. [3b]

Ma la filosofia è sempre stata più di una pura contemplazione universale. Essa ha dato impulsi, ha formato scale di valori, ha dato all’uomo un senso ed un orientamento, gli ha dato il mondo in cui sentirsi protetto, in una parola gli ha dato: visione del mondo. La contemplazione universale non è ancora una visione del mondo. Vi si devono aggiungere gli impulsi che interessano l’uomo nella sua totalità e dalla sua totalità prendono spunto. [4b]

Chi pretende impulsi, chi vuole sapere che cosa è giusto, come stanno le cose, per cosa viviamo, come dobbiamo vivere, che cosa dobbiamo fare, chi vuole apprendere il senso del mondo, si rivolge invano alla contemplazione universale, anche se questa venisse chiamata filosofia. La contemplazione universale [...] non prende posizione, non vuole propagare qualcosa, come fa la filosofia profetica, essa dà a chi vuole senso di vita sassi al posto del pane, rimanda a se stessi coloro che si vogliono annettere, sottomettere, che vogliono essere discepoli. [5b]

Jaspers distingue fra filosofia, filosofia profetica e psicologia. La prima cerca l’assoluto in modo contemplativo, la seconda si compromette con la realtà e si impegna per formarla, la terza mostra agli uomini per così dire la strada, sulla quale essi possano trovare il loro mondo. Questa ripartizione è tipica in Jaspers. Egli distingue spesso fra:
- un modo puramente contemplativo di avere a che fare con le cose
- un modo attivo, nel quale l’uomo si impegna per ottenere qualcosa di completo e definitivo
- un modo nel quale l’uomo si impegna, ma allo stesso tempo lascia la realtà libera di evolversi liberamente. Anche nell’ambito di questa terza disposizione l’uomo vuole ottenere qualcosa di concreto, è però pronto a cambiare strada se un’alternativa si dimostra migliore e più adeguata.

Nel migliore dei casi egli [l'uomo che voglia imparare] può solo imparare ciò che gli possa servire da strumento. Come stanno le cose deve scoprirlo da solo attraverso esperienze personali. Una tale contemplazione la chiamo psicologia in contrapposizione alla filosofia profetica. [6b]

In questo caso particolare l’approccio jasperiano della visione del mondo può permettere di fare un parallelo nei confronti della malattia, nel senso che si può accomunare la filosofia profetica all’approccio medico verso la malattia, e la psicologia alla visione psicoanalitica del disturbo.

Ciò che propriamente ci porta al porre domande, è l’esperienza della mobilità della propria visione del mondo. Facciamo tutti questa esperienza nelle conseguenze del nostro agire e pensare, nel conflitto con la realtà che nel succedere di fatto quasi sempre risulta diversa da come l’avevamo intesa [...]. Nel nostro rapporto con gli uomini e col mondo rileviamo contraddizioni, perché il nostro inconsapevole essere, desiderare e tendere differisce da ciò che avevamo voluto in modo consapevole. La nostra visione del mondo è una esperienza in continuo movimento per tutto il tempo in cui continuiamo a fare esperienze. Nel momento in cui il nostro mondo, la nostra realtà, in nostri obiettivi si fissano e diventano ovvi, o non abbiamo ancora fatto alcuna esperienza della possibilità di visione del mondo o ci siamo irrigiditi in un guscio e non facciamo più alcuna esperienza. In entrambi i casi non ci sorprende più nulla; rimane solo il rifiutare o il riconoscere, non il dedicarsi e non il recepire; non ci sono più problemi, il mondo e diviso chiaramente in bene e in male. [7b]

C’è una dimensione delle cose assolute, come esse sono in sé e per sé. Questa dimensione l’uomo non può né percepirla né capirla, perché i suoi sensi gli permettono sempre solo una percezione umana. La dimensione dell’assoluto va all’infuori in direzione dell’universo e verso l’interno in direzione dell’interiorità. In mezzo c’è il mondo che l’uomo è in grado di conoscere attraverso le varie modalità, e che nel caso particolare della lettura del disagio mentale può acquistare una notevole differenza.

BIBLIOGRAFIA

[1b] Enciclopedia di psicologia, di Galimberti Umberto ed. Le Garzatine pag. 269

[2b] ibidem.

[3b]  [Jaspers 1990] Jaspers, Karl: Psichologie der Weltanschauungen. – Berlin, Heidelberg, New York : Springer, 1990.

[4b] Cfr. Jaspers 1990, S. 1-3.

[5b] ibidem.

[6b] Cfr. Jaspers 1990, S. 3.

[7b] Cfr. Jaspers 1990, S. 7-8.

SITOGRAFIA

[1s] http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/C/cura.shtml 05/05/2008

[2s] http://www.salus.it/dol/esame.html 05/05/2008

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Informazioni sull’autore:

Dr. Alessio Petrocchi – Psicologo a Firenze

Il dott. Alessio Petrocchi lavora nel suo studio di psicologo a Firenze, dove offre servizio di consulenza psicologica. Psicologo firenze è anche orientamento, supporto psicologico e consulenza on line. In un clima confidenziale e accogliente è possibile affrontare problematiche inerenti ansia, depressione, attacchi di panico, fobia sociale.

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