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Dmt la molecola dello spirito

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 9 Dicembre 2014 | 1,534 letture | Stampa articolo |
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Willis Harman (1918-1997) viene ricordato per essere stato un “futurista”, visionario, impegnato, da presidente dell’Istituto di Scienze Noetiche, in un lavoro di risveglio delle coscienze, oltre che per i programmi di pianificazione strategica a lungo termine, per  conto dello Stanford Research Institute: da “Energy Futures, Human Values and Life Styles” (1982) a “Global Mind Change: The New Age Revolution in the Way We Think” (1988/1990).

Il potenziale umano

Quando era professore alla Stanford University nel 1968, ha tenuto un corso intitolato al “potenziale umano”, riguardo diverse aree di “Spiritualità” e “Coscienza”. Oggetto di studi, tra l’altro, furono gli scritti di Abraham Harold Maslow (1908-1970), con la sua “Hierarchy of Needs“, la terapia “non direttiva” di Carl Ramson Rogers (1902-1987), la “Gestalt” di Friedrich Salomon (Fritz) Perls (1893-1970), nonché la teoria “tridimensionale” del comportamento interpersonale di William, Will, Schutz (1925-2002).

Allo scopo di potenziare le capacità di problem solving, non esitò a somministrare a dei volontari Lsd, scoprendone gli effetti positivi sulla creatività.

Le Scienze Noetiche

L’Istituto di Scienze Noetiche era stato fondato dal sesto astronauta ad aver messo piede sulla Luna durante una missione Apollo, la terza a riuscirci felicemente. Edgar “Ed” Dean Mitchell, pilota di quel modulo del 1971, ne aveva ricavato un’esperienza indimenticabile, stimolata dall’osservazione della Terra da quell’insolita prospettiva, assolutamente straordinaria per i comuni mortali. Durante il viaggio di ritorno con l’Apollo XIV si convinse fosse necessario approfondire lo studio di quei fenomeni che potrebbero trovare applicazione nel metodo scientifico, nonostante la diffusa ritrosia ufficiale in materia.

Rick Strassman, autore del libro sulla “Dmt la molecola dello spirito” (Spaziointeriore, Roma 2014), ammette che l’approccio a queste tematiche non riesce a soddisfare “pienamente nessuno da ogni punto di vista”. Quanto si intuisce e quanto si è in grado di dimostrare sperimentalmente sono per lo più all’origine dei maggiori conflitti nell’umana conoscenza.

Dobbiamo essere sempre sconvolti dalla verità

Ai nostri occhi la verità risulta sempre sconvolgente, soleva dire il maestro buddhista, fondatore della scuola giapponese Zen Sōtō, Eihei Dōgen, convinto contemporaneamente che, al di fuori della vita quotidiana, non ci fosse nessun Dharma buddhista.

Pratica e illuminazione

Dal punto di vista del buddhismo, pratica e illuminazione sono una cosa sola”, scrisse nel “Discorso sulla pratica della Via” (Bendōwa, 1231).

Eppure, per i non meditanti (buddhisti e non), il “contesto” si rivela ancora molto più importante. Perché ottenere informazioni di carattere spirituale, al di fuori da una celebrazione ortodossa del misticismo, fomenta forti sospetti. Anche se percezioni differenti  dalla materia oggettiva aprono inaspettatamente accessi a universi paralleli.

Psichedelia

La psichedelia suggerisce la sensazione che tra le allucinazioni caleidoscopiche e l’autonomia della coscienza dal corpo fisico ci sia qualcos’altro, di più interno o profondo. E, molto probabilmente, questa soglia la si oltrepasserebbe solo quando la separazione della coscienza dal corpo e la modalità allucinatoria di contatto con il mondo circostante si sostituiscono completamente agli ordinari contenuti mentali.

Un “Rush”

Resta pur il problema del discernimento tra una psicosi acuta indotta e la “meraviglia”, l’attrazione e la soggezione provocate allo stesso tempo da quel travolgente precipitarsi (rush) a trasferire con impressionante rapidità, da un piano all’altro della realtà, lo stato di coscienza, che però non è in grado di portare con sé  le esperienze effettuate sotto forma di ricordi chiari e distinti.

State-specific memory

È il fenomeno della state-specific memory solitamente riconoscibile sotto l’effetto di sostanze come alcol, marjuana o sedativi barbiturici e benzodiazepinici, o ancora nelle alterazioni oniriche o ipnotiche.

Delirium

Una condizione paragonabile a una “sindrome cerebrale acuta”, o stato confusionale, tipo delirium. In latino significa “al di fuori dal seminato” (de per da, e  lira solco). Questo “fuoriuscire” può essere provocato da fattori fisici, come febbre, contusioni cerebrali, ipossia, ipoglicemia, ma anche da traumi psicologici. Quindi, al limite, gli effetti d’una determinata sostanza potrebbero essere in buona parte prodotti dalla reazione psicologica alla sua semplice assunzione!

Vale a dire, – spiega Strassman – salire una scala per vedere uno spettacolo incredibilmente scioccante potrebbe gettare una persona in uno stato confusionale o delirante, ma la causa risiede in ciò che si è visto e non nella scala in sé”.

L’Evoluzione è stata “dietetica”?

Terence McKenna (1946-2000), prosecutore dell’opera di Timothy Francis Leary (1920-1996), considerava come, nella dieta quotidiana, un impatto, dapprima fortuito e poi voluto, con sostanze psicoattive sarebbe stato più che casuale, o psicologico, dal punto di vista evolutivo, per il semplice motivo che le piante allucinogene potrebbero aver catalizzato nei nostri antenati, più o meno, tutto ciò che adesso ci distingue dagli altri primati superiori, quindi pure le funzioni mentali, comunemente associate al concetto stesso di umanità.

Intossicazione motivazionale primaria

Dallo psico-farmacologo Ronald Siegel, autore di “Intoxication: The Universal Drive for Mind-Altering Substances” (1989, 2005), l’uso di sostanze psico-attive è stato interpretato addirittura di “prima necessità” per lo sviluppo della mente umana. Farmaci e droghe, infatti, sarebbero in realtà “agenti di adattamento” tali da aiutare gli individui ad affrontare tutta una serie di bisogni esistenziali. Pertanto, anche la ricerca di euforia non può essere esclusa dall’elenco degli agenti “motivazionali primari“.

Novelty Theory

Terence McKenna andava persino oltre. Le sostanze psichedeliche sono uno degli stimoli per l’evoluzione dell’intelligenza umana e l’interconnessione tra viventi. Nella sua “Novelty Theory” parla di “ingressione” della novità verso un giro che si stringe, quello che Alfred North Whitehead (1861-1947) definiva “concrescenza“.

Tutto scorre assieme. – scriveva McKenna, nel 1989: “New Maps of Hyperspace” (Magical Blend, Archaic Revival) – Il ‘lapis auto-poietico’, la pietra alchemica alla fine del tempo, va in coalescenza quando tutto scorre assieme. Quando viene fatta un’eccezione alle leggi della fisica, l’universo scompare, e quel che rimane è un plenum strettamente collegato: la monade, capace di espressione di per sé, è limitata a proiettare un’ombra sul fisico come se fosse una sua riflessione”.

Sciamanesimo

Molte antiche culture usavano gli psichedelici appositamente per i loro effetti sulla coscienza. Per qualcuno lo stesso linguaggio sarebbe stato favorito dal cambiamento di coscienza indotto per via d’una migliore associazione tra suoni emessi e loro comprensibilità. Ma, soprattutto, gli stati alterati di coscienza sarebbero stati responsabili dell’avvio delle pratiche religiose e di una loro prima consapevolezza condivisa in un clima di solidarietà sociale.

Estasi e visioni immaginifiche hanno ispirato la creatività in campo spirituale, artistico e terapeutico. La prima forma di cura nascerebbe infatti con l’incubatio e l’intervento diretto dello sciamano nell’iter di guarigione.

Paradisi artificiali

Forse, anche o proprio, per via degli effetti collaterali sgradevoli connessi, l’uso, ampio e indiscriminato,  nel nuovo mondo, di certe piante aveva allarmato i coloni europei non abituati a tanto interesse “botanico”. L’estrazione della mescalina dal peyote, nonostante le implicazioni spirituali per i nativi americani, non suscitò sufficiente curiosità per quelli che vennero definiti dei “paradisi artificiali”. Freud era molto più attratto da cocaina e tabacco e diffidava del coinvolgimento spirituale, convinto com’era che la religione fosse un meccanismo di difesa nei confronti di paure e desideri infantili.

Ergot

La rivoluzione psichedelica comincia poco prima della scomparsa del padre della psicoanalisi, in Svizzera, nei laboratori Sandoz. Albert Hofmann cercava nel fungo della segale un principio in grado di fermare le emorragie post-partum. Tra gli altri composti a base di ergot c’era la dietilamide dell’acido lisergico che non aveva evidenziato alcun effetto significativo sull’utero.

Un “curioso presentimento” indusse il chimico elvetico a insistere sull’Lsd 25 e l’impressione che ne ricavò fu strabiliante, perché provocava effetti psichedelici a dosi di molto inferiori a quelli della mescalina. Un quarto di milligrammo, per Hofmann, rappresentò un’overdose.

Psichiatria biologica

La comunità scientifica, scotomizzando gli altri, ma conformemente agli interessi di ricerca e studio del contesto della psichiatria ufficiale di allora, ne apprezzò subito le proprietà psicotomimetiche. Di quegli anni era la scoperta, da parte di Henry Laborit (1914-1995), delle capacità neurolettiche e antipsicotiche della clorpromazina, dapprima ritenuta alla stregua d’un rilassante muscolare. Jean Delay (1907-1987), e Pierre Deniker (1917-1998), impiegarono questo antidopaminergico in funzione anti-delirante e anti-allucinatoria.  Difatti, da antagonista funzionale del recettore D2, nel bloccare i recettori post-sinaptici della dopamina, consente il controllo di specifici sintomi, quali deliri, nonché la sensazione di udire voci imperiose.

Nasceva così il settore della “psichiatria biologica”, la disciplina che si occupa delle relazioni che intercorrono tra la chimica cerebrale e la mente umana.

Neurotrasmissione

Al fine di controllare il processo emorragico veniva studiato pure un principio attivo sulla contrazione muscolare dei vasi sanguigni, battezzato pertanto serotonina (da sero sangue e tonin stringere). Soltanto più tardi tale molecola fu connessa con le alterazioni comportamentali del sonno e della veglia e quelle di tipo sessuale o aggressivo, per la sua stretta partecipazione alla funzionalità delle cellule nervose, in qualità di “neurotrasmettitore”.

Una cellula, “trasmittente”, rilascia un neurotrasmettitore che va ad allacciarsi all’apposito sito recettoriale della cellula “ricevente”, dando luogo a tutta quella serie di attività che si concludono con il rilascio di altro neurotrasmettitore da parte della cellula che ha ricevuto il messaggio chimico e, a sua volta, è stata indotta a ritrasmetterlo.

Tra le molecole della serotonina e quella dell’Lsd esiste una forte somiglianza, al punto che molti degli stessi siti cerebrali predisposti ad accoglierle possono contendersi questo ruolo, con la differenza che mentre in alcuni casi si verifica un’inibizione degli effetti serotoninergici, in altri se ne produce una simulazione.

Se le straordinarie proprietà dello psichedelico dipendevano dalla modifica della funzione serotoninergica endogena, si poteva ipotizzare allora una sorta di “dissezione biochimica” allo scopo di decodificare le esperienze della coscienza in relazione ai sottostanti processi neurotrasmettitoriali.

Psicoterapia psichedelica

Nel fornire Lsd ai ricercatori, la Sandoz raccomandava la somministrazione anche al personale medico di reparto, onde creare una maggiore empatia con i pazienti schizofrenici. Il contatto temporaneo con la follia indotta fu riconosciuto letteralmente stupefacente e il brusco incontro con ricordi rimossi e sentimenti cancellati fece supporre che una tale espansione della coscienza potesse rivelarsi utile nel potenziare le tecniche psicoanalitiche. Il meccanismo della talk therapy se ne sarebbe certo avvantaggiato nel campo della cura di sindromi altrimenti intrattabili, quali ossessioni, compulsioni, stress post-traumatico, disturbi dell’alimentazione, alcolismo o dipendenza da eroina.

I successi della neonata “psicoterapia psichedelica” la rendevano una delle poche indicazioni quale unico ed efficace viatico per malati terminali.

Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni agli altri; ma sempre, in tutte le circostanze, siamo soli…” (Aldous Huxley, The Doors of Perception, 1954).

Ebbene, la depressione si attenuava, l’intervento antidolorifico poteva venire diminuito, l’accettazione nei confronti della condizione esistenziale si accresceva, insieme con l’approccio a questioni profonde ed emotivamente intense. Si poteva parlare quasi d’una crescita psicologica, in senso trasformativo, come effetto diretto del trattamento. E questo non poteva che spalancare quelle “porte della percezione”, su cui poeticamente disquisiva Aldous Leonard Huxley (1894-1963), a un nuovo tipo di moderno misticismo “visionario”, dal quale sarebbero stati influenzati Harman, Mitchell e Strassman.

 

Giuseppe M. S. Ierace

 

 

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