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Carezze e benessere psicologico

category Atri argomenti Teresita Forlano 12 Maggio 2011 | 5,097 letture | Stampa articolo |
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Per crescere bene e poter fare una vita sana, sin da piccoli abbiamo bisogno di cure che non si limitano al solo nutrimento ma anche al contatto fisico, alla vicinanza del bambino al genitore quando ne sente il bisogno. Queste attenzioni che procurano benessere, sono definite “carezze”. Il termine indica uno stimolo che arriva da una fonte esterna, necessario per la sopravvivenza dell’organismo umano, che “ha fame di stimoli” fin dalla nascita. Ognuno di noi ha bisogno di stimolazioni per vivere bene. A tale riguardo, diverse ricerche hanno rilevato che i neonati privati di stimolazioni tendono a un declino fisico che li rende più vulnerabili alle malattie e anche alla morte. Queste ricerche hanno anche evidenziato: persone private di stimoli per lunghi periodi, hanno avuto reazioni mentali ed emotive negative, se non addirittura forme di psicosi caratterizzate da allucinazioni. Quindi, la mancanza di stimoli emotivi, affettivi e sensoriali può comportare uno stadio di apatia che giunge fino a stadi degenerativi fisici e cerebrali e alla morte. Spesso non fa differenza se gli stimoli che arrivano suscitano piacere o dolore, capita che possano mancare carezze che procurano piacere e il piccolo si accontenta di quelle che suscitano malessere: meglio queste piuttosto che, stare in una totale mancanza di stimoli. Infatti, i neonati vissuti in orfanotrofi, lasciati a se stessi senza alcun tipo di stimolazione sensoriale e affettiva, con sola nutrizione, hanno sviluppato stati depressivi. Le carezze stimolano la crescita biologica dell’organismo, il cervello, la formazione della mente, il senso di calore, le emozioni.

E’ chiaro che il bisogno di carezze è insito in tutti noi, di base tutti abbiamo bisogno di stimoli, sia bambini che adulti, probabilmente in uguale quantità, anche se alcuni bambini nascono più esigenti, la dose di stimoli è uguale per tutti.

Per ogni individuo i messaggi parentali hanno la loro importanza per lo sviluppo e per il tipo di vita che deciderà di condurre. Genitori che danno cure e carezze al bambino gli stanno comunicando: “Ti vedo, riconosco il tuo bisogno e lo soddisfo perché è un tuo dritto avere un trattamento, vai bene così come sei”, di conseguenza il bambino si sente visto nei suoi bisogni, riconosciuto, appagato e felice, e sente che in questo essere visto gli è stato comunicato amore e che va bene così come è.

Le carezze comportano vantaggi quali: alleviamento della tensione, allontanamento di situazioni pericolose, mantenimento di un equilibrio già raggiunto.

Tipi di carezze

  • stimolazioni uditive: ninna nanna, musica piacevole, voce familiare all’orecchio,
  • stimolazioni visive: bei colori, oggetti attraenti, figure interessanti e familiari;
  • stimolazioni tattili: cambio del pannolino, seno materno per allattare, qualcosa di caldo, soffice, un orsacchiotto, una coperta speciale;
  • stimolazioni olfattive: profumo materno, un odore interessante, l’odore di qualcosa di familiare.

Uno scambio sociale si basa sulle carezze, uno scambio innocente prima che venga condizionato. La separazione tra madre e bambino, durante le fasi dello sviluppo, include la capacità di muoversi nello spazio e di rimanere in contatto con la madre attraverso lo sguardo, che simbolicamente esprime attenzione; lo sguardo è una carezza, ossia uno scambio di contenuti in cui il bambino percepisce cosa l’altro gli comunica.

Le carezze sono un messaggio di liberazione dell’istinto, che va col tempo gestito e armonizzato. Esse sono uno scambio intimo nella relazione.

Le carezze possono avere valenza positiva e negativa:

  • a valenza positiva sono quelle che donano una piacevole sensazione in chi le riceve e fanno provare benessere;
  • a valenza negativa come le critiche, le offese, gli insulti, le svalutazioni in genere, le percosse, trasmettono sensazioni spiacevoli e malessere psicologico in chi le riceve.

Se una carezza positiva vale 10, quella negativa vale 100, perché procura dolore, quindi ai fini della sopravvivenza si impara ad evitarle, cercando solo quelle positive.

Le carezze possono essere:

  • condizionate inviano il messaggio che per andare bene agli occhi dei genitori, per piacere e avere il loro amore, il bambino deve essere in un certo modo; per esempio: “Se fossi magra, ……”, “ Fai il bravo,…..”, “ Se fossi come tuo fratello/ sorella…..”, “Se fossi più… o se fossi meno…”, frasi che implicano una condizione per poter essere amati, perché, così come si è fatti non va bene.
  • incondizionate: sono spontanee, trasmettono piacere e benessere e implicano il messaggio che il bambino è visto e amato per come è: quando il genitore guarda suo figlio, lo ama così come lo vede, lo accetta per come è.

Nelle carezze condizionate per essere voluto bene, il bambino accetta di adeguarsi alla richiesta esterna. Per ottenere l’amore, tradisce il suo reale bisogno, la reale forma di affetto, la reale espressione di sé. Dell’amore resta solo l’aspetto dell’attenzione: “ Faccio così per avere la tua attenzione, per essere visto da te”. Dato che mancano le carezze incondizionate, il bambino sta accettando un rifiuto implicito da parte del genitore, frustrando un suo bisogno. Cosa non si fa per amore!

Le carezze si basano:

  • sull’avere, ossia su ciò che si ha, di fondo c’è il bisogno di essere visti;
  • sul fare: il bambino può essere riconosciuto per qualcosa che ha fatto. Se un comportamento porta a buoni risultati, può essere lodato, incentivato; in questo modo il bambino prova piacere e soddisfazione verso se stesso per quanto ha fatto e probabilmente metterà in atto comportamenti simili per avere risultati ugualmente soddisfacenti; se il comportamento non è adeguato alle circostanze, o conduce a spiacevoli conseguenze, può essere fatto notare in modo che non si ripresenti potendo, prendere in considerazione un comportamento che va bene.
  • sull’essere: “Ti voglio bene”, “ Sei un cretino”, la prima valorizza, trasmette valore, la seconda porta alla svalutazione della persona.

Durante lo sviluppo, il bambino riceve un certo tipo di carezze che potrà scegliere di ricevere anche da adulto, perché in esse si riconosce. In alcuni casi, per alcune persone, è preferibile una carezza negativa piuttosto che l’assenza di carezze: i bambini in qualche modo si sentono visti, curati, al centro di attenzioni.

Esistono delle regole sulle carezze che vengono insegnate ai bambini; apprendendo una o più di queste regole, si avrà come risultato una vita senza amore:

1. Non chiedere carezze se ne hai da dare

2. Non chiedere carezze quando ne hai bisogno o lo desideri

3. Non accettare carezze anche se lo desideri

4. Non respingere le carezze quando non le desideri, o anche se non ti piacciono

5. Non accarezzare te stesso

 

Suggerimenti per il benessere psicologico:

  • Dare carezze positive, quante ne vogliamo.
  • Ricevere carezze positive. Prendiamole, le meritiamo!
  • Chiedere carezze, quelle che si ottengono domandandole hanno la stessa importanza di quelle ricevute spontaneamente. Non dobbiamo aspettarci che la gente ci legga nel pensiero quello che desideriamo.
  • Rifiutare di dare carezze. Non si è obbligati a dare agli altri quello che vogliono. Quando si dà mentre in realtà non si ha voglia di farlo, non procura alcuna gioia a noi e, neanche l’altra persona si sentirà bene.
  • Diamo solo quello che si desideriamo dare.

 

A cura della dott.ssa Teresita Forlano.

Psicologa, Rorschachista, Psicoterapeuta in supervisione della Gestalt e Analisi Transazionale







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