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[Citazione del momento]
Il diplomatico ha il compito di evitare conflitti che non esisterebbero se non ci fossero i diplomatici. Anonimo
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Giorgia Aloisio

category Gli autori Giorgia Aloisio 6 Ottobre 2008

Dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta, Roma.

Laureata in psicologia clinica e di comunità presso “La Sapienza”, è specializzata in psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico. Lavora privatamente …

Author: Giorgia Aloisio

Il pensiero di Blaise Pascal e il suo interessante contributo psicologico

category Psicologia Giorgia Aloisio 3 Settembre 2015

Blaise Pascal è stato un grande filosofo francese vissuto nel 1600: dotato di una straordinaria capacità riflessiva, oltre alla filosofia, Pascal coltivava con passione lo studio della fisica e della matematica, … a soli diciotto anni ha creato una delle prime calcolatrici, detta appunto ‘Pascalina’.

Ciò che mi ha colpito e mi ha portato a scrivere di lui è la riflessione che quest’uomo ha dedicato alla psiche umana: questo suo focalizzarsi sulla dimensione dell’angoscia, del turbamento dell’animo, sull’inconsolabilità di alcuni momenti nei quali tutti ci troviamo a vivere, in determinate fasi della vita. L’analisi che Pascal fa della mente è acuta, fine e decisamente molto attuale, dal momento che pone l’accento sulla tendenza a sentirci sempre insoddisfatti, smarriti, inquieti e ‘vuoti’ di fronte ai grandi temi dell’esistenza: a cosa mi riferisco? Per esempio al fatto che da un certo momento in poi il nostro corpo non esisterà più, e non sappiamo se continueremo ad esistere sotto forma di anima, iguana o amanita phalloides, se saremo in grado di osservare dall’alto quelli che resteranno sulla terra, al momento di passaggio che ci farà lasciare la vita e passare altrove e tematiche di questo genere.

Al di là della soluzione religiosa che Pascal ritiene l’unica, autentica via d’uscita dal male di vivere, vorrei soffermarmi sul concetto di divertissement, una parola francese che racchiude un concetto utile alla riflessione.

Nella maggior parte dei casi, nota Pascal, gli esseri umani tendono a non pensare ai grandi problemi esistenziali (il senso della vita, il male, la malattia, la morte): le persone comuni preferiscono distrarsi, pensare ad altro, immergersi nelle mille incombenze e occupazioni che, ogni giorno, ci vedono protagonisti. Questo è il senso del divertissement, inteso come “distrazione”, “diversione” ma non come spasso o divertimento nel significato italiano del termine: le nostre giornate trascorrono piene di impegni e pensieri e guai a fermarsi un attimo … perché chi si ferma è perduto, o può perdersi. Questo meccanismo è molto noto a noi specialisti della salute mentale in quanto è proprio in occasione dei periodi festivi, quando si interrompono le abituali attività lavorative, che riceviamo il maggior numero di richieste d’aiuto.

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Siamo in tempi di crisi. Che fine ha fatto la psicologia?

Le notizie che quotidianamente affollano giornali, telegiornali e siti internet non sono certo incoraggianti e spesso verrebbe da pensare “ma che futuro avrò?”. Non c’è nulla da obiettare: siamo in tempi di crisi.
La corsa ai saldi, ormai, è roba vecchia: nonostante i ribassi, i negozi italiani restano poco frequentati e, quei pochi frequentatori, sono sempre meno “compratori”. Coloro i quali hanno un posto di lavoro certo e a tempo indeterminato non se lo lasciano sfuggire e, agli occhi dei molti non ancora occupati o impiegati a tempo determinato, sembrano una razza in via d’estinzione. Quei piccoli piaceri che un tempo potevamo concederci, in certi periodi dell’anno, oggi sono diventati piccoli o grandi lussi, a volte impossibili da realizzare.
La crisi economica e sociale che coinvolge l’Italia – ma non solo – ci spinge a vedere “tutto nero”, influenza in senso negativo le nostre aspettative e fa crollare le nostre speranze: il pessimismo sembra essere l’unica risposta a questo terribile momento. Cosa succede alla psiche, di questi tempi? Quale aiuto può dare la psicologia rispetto a ciò che sta accadendo?
Anche in ambito psicologico, quando arriva un nuovo/una nuova paziente, il problema che si presenta per primo appare quello economico: il costo della psicoterapia. Certo, non tutti possono permettersi una spesa fissa come questa: ed è lecito domandarsi quanto conti intraprendere un cammino psicologico, in tempi di crisi economica e sociale. Mi permetto di dare una prima risposta: conta molto.
Spesso si sottovaluta il ruolo di spicco che la psiche riveste nella nostra vita e non ci si rende conto che investire economicamente per stare bene a livello psicologico può oggi risultare uno dei migliori investimenti. Potremmo capovolgere l’antico detto “mens sana in corpore sano”, sottolineando che una psiche equilibrata e serena è indispensabile per star bene fisicamente e per fare scelte costruttive, vantaggiose, sensate. Anzi, direi che è fondamentale!
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Io, paziente: un’etichetta ambulante

category Psicoterapia Giorgia Aloisio 21 Luglio 2011

Nella pratica terapeutica che svolgo, mi sono più volte trovata di fronte ad una domanda: “dottoressa, qual è il mio disturbo? Qual è la diagnosi?”.

La domanda, da parte del paziente, è più che lecita e comprensibile: abituati come siamo oggi, direi proprio “immersi” in una cultura che tende ad etichettarci come si etichetta un vaso di marmellata, a medicalizzare ogni tipologia di sintomo senza attribuire al malessere un significato ed un ruolo nell’economia di vita del paziente, la domanda sorge spontanea. Ma a cosa serve la diagnosi? Perché il paziente desidera essere classificato? Cosa potrà farsene di questa etichetta? È giusto comunicarla, da parte del terapeuta?

 

Le origini ed il significato

Il termine nosologia deriva dal greco:  νόσος (nosos) “malattia” e λόγος (logos) “parola” o “discorso” e significa, appunto, classificare in maniera sistematica le patologie.

 

La nosologia – e più in generale la classificazione – esiste per mettere in comunicazione specialisti afferenti a varie aree del sapere e serve per descrivere la condizione di ogni paziente, per “semplificare” la globalità dell’individuo riportando su un piano generale il particolare di ogni persona, affinché sia possibile confrontare tra di loro casi diversi, nel tempo e nel luogo. Naturalmente tutto ciò viene fatto allo scopo di cercare una soluzione alle problematiche che il paziente porta. Si parte dal singolo per arrivare al generale, per poi tornare di nuovo al particolare, un percorso circolare, in sostanza, un ambito che spetta allo specialista, più che al paziente: e questo discorso vale soprattutto in ambito psicologico, dove il confine tra sanità e malattia è davvero molto oscuro e risulta rischioso  distinguere in maniera categorica il soggetto completamente sano da quello completamente “patologico”.

Attraverso la classificazione, lo specialista agisce attivamente sul paziente, disegnando le linee del futuro percorso terapeutico; in questo modo parte il progetto terapeutico, e l’etichetta, pur restando in piedi come un “cartello stradale” che indica ed orienta, viene lasciata alle spalle.

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Ho bisogno di una psicoterapia?

Quando ci si accorge che è giunto il momento di effettuare una consultazione psicologica? Quali sono i sintomi che ci devono indurre a riflettere sul nostro stato psicologico? Quand’è che dobbiamo davvero preoccuparci?

Sono gli altri che ce lo devono consigliare o siamo noi che dovremmo renderci conto del nostro stato e cercare una soluzione?


Di solito, l’esigenza nasce dal profondo:  anche quando apparentemente sono gli altri (amici, familiari, colleghi) che ci fanno notare il nostro disagio, è sempre l’individuo che, alla fine, sceglie, spinto da una motivazione interna più o meno cosciente.

Attualmente, almeno il 50% delle richieste rivolte ai medici di base nascondono, in realtà, un disagio di ordine psichico (dato emerso da un’analisi condotta dall’Ordine Nazionale degli Psicologi). Ciò significa che almeno la metà degli individui avrebbe bisogno di sostegno psicologico e che un numero ancora maggiore sperimenta disagio in tal senso: questi elementi risultano allarmanti, soprattutto quando queste richieste d’aiuto non sono recepite o vengono fraintese. È per tali motivi che è essenziale fare chiarezza sulle ragioni che possono portare ad un consulto psicologico. Non dimentichiamo, inoltre, che corpo e psiche costituiscono sempre e comunque un tutto non divisibile: anche quando il disturbo si manifesta a livello fisico, ci saranno in ogni caso implicazioni a carico della psiche del soggetto in questione (avremo modo di approfondire questa tematica poco più avanti).

I disagi psicologici che possiamo sperimentare nella nostra esistenza sono numerosi: tuttavia, è possibile catalogarli e racchiuderli in alcune grandi aree.

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La psicologia e l’abbellimento – decorazione del corpo

Fin dai tempi più remoti, gli individui hanno mostrato di voler arricchire ed impreziosire il corpo umano. Nella gran parte dei casi l’uomo si è dedicato alla realizzazione di oggetti preziosi o semi-preziosi utili ad abbellire chi li indossava: ma bellezza poteva coincidere anche con modifiche anatomo-strutturali del corpo umano, che avvenivano nella quasi totalità su donne (ricordiamo la deformazione artificiale del cranio, tipica del Messico e del Perù, oppure la fasciatura dei piedi delle bambine cinesi in modo che le future donne potessero sfoggiare piedini da principesse).

Sia gli uomini che le donne hanno utilizzato questi oggetti o si sono sottoposti a queste pratiche per motivi assai diversi tra loro: mostrare la propria ricchezza e distinguersi, così, dai più poveri, dare sfoggio del proprio potere, ma anche proteggersi (pensiamo agli elmi, alle armature, agli scudi tipici dell’età medioevale), sottolineare una funzione sociale esercitata (religiosa, politica, militare,…), o esaltare la propria bellezza.

Nel mondo antico, questi oggetti ornamentali rappresentavano la natura o il mondo umano: animali, fiori, particolari anatomici (la forma dell’occhio tipicamente egiziana) o visi.

I monili hanno origini antichissime: già i primi popoli che hanno abitato la terra si dedicavano alla realizzazione di tali oggetti. Diamo uno sguardo alla storia ed alla geografia del bijoux.

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