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STRESS E MALATTIA
(vedi anche stress: spiegazione)

Lo stress è un potente agente patogeno, e quando viene a mancare la capacità di farvi fronte il rischio è quello di sviluppare qualche forma di sofferenza psicologica e fisica. Le strategie di reazione di un individuo allo stress vengono definite Coping; con questo termine ci si riferisce alle strategie, più o meno funzionali, che ognuno di noi utilizza per far fronte alle situazioni stressanti. Sono state svolte molte ricerche con l'obiettivo di misurare la tolleranza allo stress e la capacità di coping di persone diverse, e in particolare di soggetti che soffrono di qualche patologia fisica: i risultati dicono che coloro che sono in grado di affrontare le situazioni difficili subiscono minori effetti negativi, ottenendo anche dei miglioramenti nella patologia da cui sono affetti, mentre coloro che tendono ad utilizzare comportamenti di evitamento (vedi ansia), negazione e disimpegno soffrono maggiormente, peggiorando ulteriormente la propria malattia. Questi ultimi sono soggetti a livelli più elevati di stress e le conseguenze che subiscono sono ovviamente maggiori.

Oltre alle capacità di coping esistono altri fattori fondamentali in grado di ridurre lo stress; uno di questi è il sostegno sociale, il quale si presenta sotto svariate forme. Con il termine sostegno sociale strutturale si fa riferimento alla rete di relazioni sociali di una persona, per esempio al fatto che sia sposata o meno e al numero di amici che possiede. Con il termine sostegno sociale funzionale si fa invece riferimento alla qualità delle relazioni sociali, per esempio al fatto che una persona ritenga di avere amici a cui rivolgersi in caso di bisogno (Cohen e Wills, 1985). Risulta ormai provato che il sostegno strutturale è un buon indice di previsione della mortalità. Le persone anziane con pochi amici o parenti tendono ad avere un tasso di mortalità più alto rispetto a coloro che godono di un maggior grado di sostegno strutturale. Analogamente persone con un livello più basso di sostegno strutturale hanno maggiori probabilità di morire in seguito ad un infarto miocardico rispetto a coloro che godono di livelli più alti di tale sostegno (Ruberman e altri, 1984).


In che modo il sostegno sociale esercita i suoi effetti benefici? Una possibile spiegazione è che i livelli di sostegno sociale favoriscano uno stile di vita più sano, che si riflette in una dieta bilanciata, nel non fumare e in un consumo moderato di alcol. Secondo una spiegazione alternativa, il sostegno sociale (o la sua mancanza) potrebbe avere un effetto diretto sui processi biologici. Lo scarso sostegno sociale si associa, ad esempio, ad un incremento delle emozioni negative, le quali, a loro volta potrebbero agire sui livelli di alcuni ormoni e sul sistema immunitario. Tuttavia i quesiti senza una risposta precisa sono ancora molti; per esempio: perché lo stress provoca la malattia solo in alcune persone e non in altre? Perché lo stress talvolta genera una malattia organica, anziché un disturbo psicologico? Molti teorici, provenienti sia dal campo della ricerca biologica che da quella psicologica hanno cercato di dare una risposta a tali domande.

Le teorie biologiche: gli approcci biologici attribuiscono particolari disturbi psicofisiologici a debolezze o a iperattività specifiche di certi apparati di organi nel rispondere allo stress. È possibile che l'influenza di elementi genetici, di malattie pregresse, della dieta e di altri fattori simili porti ad alterazioni della funzione di un particolare apparato di organi, il quale può, di conseguenza, divenire debole e vulnerabile allo stress. Secondo la teoria della debolezza somatica, la connessione fra lo stress e un determinato disturbo psicofisiologico risiede nella debolezza di un organo specifico. Per esempio, un apparato respiratorio debole per costituzione congenita potrebbe predisporre una persona a sviluppare l'asma. Secondo la teoria della reazione specifica, ogni individuo risponde allo stress con modalità sue proprie e il suo apparato di organi più sensibile allo stress è il candidato più probabile a divenire la sede di un successivo disturbo psicofisiologico.

Per esempio, un individuo la cui risposta allo stress consiste, tendenzialmente, nell'aumento della pressione arteriosa, è più suscettibile di sviluppare l'ipertensione essenziale. Su un piano generale i fattori di stress hanno molteplici effetti sui vari sistemi corporei: il sistema nervoso autonomo, i livelli ormonali e l'attività cerebrale. Attualmente, una delle principali aree di interesse è costituita dal sistema immunitario, il quale può avere un'importanza cruciale nello sviluppo delle malattie infettive, del cancro, delle allergie e delle malattie autoimmuni come l'artrite reumatoide, il cui sistema immunitario attacca il corpo stesso. È stato dimostrato che a produrre modificazioni nel sistema immunitario è un'ampia gamma di fattori di stress: esami universitari, depressione e perdita di persone care, dissapori coniugali e divorzio, perdita del posto di lavoro. Una ricerca ha confermato per esempio il rapporto tra stress e infezioni alle vie respiratorie. In questo studio un gruppo di volontari assunse per via nasale delle gocce contenenti un virus dell'influenza attenuato e in più si sottopose ad una serie di test volti a misurare l'entità degli stress recenti. Il risultato fu che le persone che avevano subìto un forte stress nel periodo più recente contraevano più facilmente il virus dell'influenza, mentre quelle che non avevano subito forti stress nell'ultimo persiodo si dimostravano più resistenti all'influenza (Cohen, Tyrell e Smith, 1991).


Le teorie psicologiche: queste teorie cercano di spiegare lo sviluppo dei disturbi psicofisiologici chiamando in causa fattori quali gli stati emozionali inconsci (vedi psicanalisi), i tratti della personalità, le valutazioni cognitive e le personali strategie di reazione allo stress. Secondo le teorie psicanalitiche, a dare origine ai disturbi psicofisiologici sono conflitti specifici e gli stati emozionali negativi ad essi associati. Fra i teorici della psicanalisi che hanno studiato i disturbi psicofisiologici, Franz Alexander (1950) è probabilmente quello che ha avuto un impatto maggiore. Nella sua concezione, i vari disturbi sono il prodotto di stati emozionali inconsci, specifici per ciascun tipo di disturbo. A suo avviso, per esempio, gli impulsi ostili non espressi creano uno stato emozionale cronico che è responsabile dell'ipertensione essenziale. Gli impulsi ostili continueranno ad essere repressi e di conseguenza aumenteranno di intensità. Ciò porterà a sviluppare misure difensive ancora più forti, atte a tenere sotto controllo gli impulsi aggressivi repressi. Alexander elaborò questa teoria della rabbia inespressa o teoria della rabbia trattenuta in base alle osservazioni compiute su pazienti sottoposti a trattamento psicanalitico.


Riferimenti bibliografici:

Cohen, S., Wills, T.A. (1985). Stress, social support, and the buffering process. Psychological Bulletin, 98, 310-357.

Cohen, S., Tyrell, D.A.J., Smith, A.P. (1991). Psychological stress and susceptibility to the common cold. New England Journal of Mrdicine, 326, 606-612.

Ruberman, W., Weinblatt, E., Goldberg, J.D., Chaudhary, B.S. (1984). Psychosocial influences on mortality after myocardial infarction. New England Journal of Medicine, 311, 552-559.

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